Recensione del primo episodio di "Paranormal Lockdown" di Team Nick Groff


Recensione del primo episodio di "Paranormal Lockdown" di Team Nick Groff


Gwen

Credo che la prima volta che ho sentito Nick Groff menzionare un suo nuovo show fu quando lo intervistai circa un anno esatto fa. Ed è da allora che sto aspettando l’uscita di questo show. Nelle sue interviste ha spesso parlato di “Paranormal Lockdown” definendolo “un secondo figlio” e posso dire che la sensazione è stata quella pure per me. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, sembrava proprio che lui stesse per avere un figlio vero ed io ero piuttosto emozionata e nervosa per lui. Ora il bambino è arrivato ed è perfetto, proprio come ci aspettavamo tutti.

Non starò qui a dilungarmi su cosa io abbia fatto, detto e pensato di “Paranormal Lockdown” prima del suo episodio pilota, soltanto che le mie aspettative non sono state affatto deluse e che il tempo che vi ho dedicato non è andato sprecato. Neanche un minuto. Sono certa che sia lo stesso anche per Nick, Katrina e chiunque altro si sia occupato della sua creazione. Perché a volte le cose si fanno talmente toste, difficili ed insopportabili che alla fine ti chiedi “Ma ne vale la pena, almeno?”. Certo che ne è valsa.

La prima volta che ho esclamato “Ma dai!” è stata quando ho visto la sigla d’apertura. Credevo sul serio di star guardando “True Detective” (forse “True Paranormal Detective” in questo caso?). Mai, in nessun programma televisivo basato sulla realtà, paranormale o meno, ho mai visto una sigla così ben fatta ed intrigante. Ho sorriso nel vedere Nick venir chiuso dentro all’obitorio. Mi ero aspettata una cosa del genere da parte sua, il primo suo tocco evidente che vedremo in questo episodio ambientato al Trans-Allegheny Lunatic Asylum a Weston, West Virginia.

Poi ho avuto il piacere di vedere per la prima volta il tocco di Katrina Weidman. Ammetto di non averla mai vista investigare prima di questa occasione, per me lei era una novità tanto quanto lo era l’intero concetto dell’indagine di “Paranormal Lockdown”. Il miglior commento che mi viene in mente è: è come se lei e Nick lavorassero insieme da sempre. Lei fornisce un genuino elemento emotivo all’indagine ed è connessa appieno a Nick. Quasi mi aspettavo di sentirli finire l’uno le frasi dell’altra ad un certo punto! Parlano la stessa lingua, in tutti i sensi. Succede così quando condividi con i tuoi amici più cari qualcosa di cui sei appassionato.

Non solo non c’era una voce narrante predominante, ma è stato anche sorprendentemente piacevole il fatto che entrambi condividessero il proprio punto di vista nel corso dell’episodio. Proprio come in una storia raccontata attraverso gli occhi e le parole dei personaggi. Credo che ciò aiuti lo spettatore a capire che cosa sta succedendo, sia nell’indagine che dentro Nick e Katrina.

Non sono in grado di scrivere qualcosa di esaustivo a proposito dell’aspetto più tecnico, visto che ho sempre avuto difficoltà a capire le funzioni degli strumenti usati nell’indagine paranormale. In pratica capisco solo la videocamera a visione notturna e il registratore digitale. Non ho idea della gamma di strumenti che useranno nel corso della serie, ma sono stata contenta di vedere che, almeno in questo episodio, ce n’erano pochi. Meno confusione, per quanto mi riguarda. Queste nuove telecamere notturne che hanno in uso sono fantastiche. Non mi sorprende che ce l’abbiano nell’esercito, oltre alla troupe di questo show. Nick si conferma maestro nella comunicazione degli spiriti con l’uso del registratore digitale. Anche la geobox è interessante. Posso dire che assomiglia ad una radio d’epoca con funzioni futuristiche?

Un’altra volta che ho sorriso riconoscendo il tocco di Nick è stato quando, andando a dormire, si è sistemato con la brandina nel bel mezzo di un corridoio pieno di stanze con porte APERTE alle sue spalle. Tipico di lui! Personalmente mi sono sentita unita alla sua paura quando ha spiegato di aver cercato di rimanere calmo pensando "Stai giù, va tutto bene", perché è la stessa cosa che mi dico io nei miei episodi di paralisi del sonno. A volte la mente logica è l'unica arma che abbiamo. Ma è stata l'esperienza di Katrina nell'obitorio a procurarmi i brividi. Non riesco ad immaginare il terrore che si prova nel restare sdraiati in un obitorio nell'oscurità totale sentendo dei passi avvicinarsi. Quella ragazza è una tosta!

La visita di Amy Bruni ed Adam Berry si è rivelata una piacevole pausa per i due "reclusi". Non solo hanno raccontato le loro esperienze nella location ma hanno mostrato grande interesse e sorpresa per il metodo investigativo di Nick e Katrina. Ho l’impressione che la scena di Adam che prova a ripetere l'esperienza di Nick nel corridoio, la fiducia che Amy aveva nel suo coraggio ("Gli do al massimo 5 minuti")  e l'entusiasmo per l'EVP "Ciao, Adam" (coi ragazzi che strillavano più delle ragazze) faranno la storia.

Spezzo una lancia in favore di Rob Saffi, il cameraman. Non solo ha notato "la cosa" con la telecamera, il che fa capire quanto sia esperto in ciò che fa, ma ha fatto di tutto per non reagire esageratamente. Il che è ammirabile. Ho visto investigatori del paranormale esperti fuggire via per molto meno. Devo dire che mi ci sono voluti un po' di replay per vedere ciò che hanno visto loro. Di primo acchito pensavo si trattasse di un'ombra nera, motivo per cui fissavo le parti scure, ma ovviamente non ho visto niente. Invece era in bianco, ma l'avevo preso per una "macchia" della visione notturna. Poi, nel giro di un nanosecondo, i miei occhi hanno colto, a gattoni sul pavimento, una figura pseudo-umana bianco nebbiosa che un secondo dopo ha preso una forma indistinta, strisciando via. Questo è esattamente ciò che io chiamo “rivoluzionario”! Sospetto che Nick abbia baciato la sua nuova videocamera a visione notturna dopo che gli ha fatto catturare questa prova.

Prima di accorgertene, la 72esima ora di reclusione è arrivata, l’episodio è finito e ti ritrovi a dire “Come, di già?”. Perché, credetemi, vi prende tantissimo. Dura un’ora e si sente il bisogno di averne di più. Da come presentano la formula dei tre giorni di reclusione, capisci che ha molto senso non appena la vedi. Più tempo rimani dentro alla location, più gli spiriti si abituano alla tua presenza, quindi più attività paranormale da catturare, sia di giorno che di notte.

Ma per quanto mi riguarda, non è solo la formula dell’investigazione che è importante, o che fa la differenza, è la passione genuina che Nick e Katrina ci mettono. La chimica presente tra loro, tra loro e la location, la loro professionalità, serenità e pazienza mentre rischiano seri danni fisici e mentali, incidenti e attaccamenti… Per me è questo, più che altro, ciò che c’è di più piacevole ed incredibile nello show.

Non vedo l’ora di vedere i prossimi cinque episodi!